A proposito di libri e librerie

Le librerie indipendenti soffrono e il mercato librario è sempre più in mano a pochi soggetti

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Le librerie indipendenti soffrono e il mercato librario è sempre più in mano a pochi soggetti.

Occorrono provvedimenti politici ed economici che intervengano a contrastare i grandi monopoli e a ripristinare corretti equilibri di mercato.

 

Ci risiamo! A Firenze ha chiuso un’altra libreria indipendente. Dopo tre anni dalla sua apertura in via Maggio, chiude la libreria Clichy che nell’Oltrarno fiorentino aveva avviato un interessante esperimento culturale. Non è una novità che le librerie indipendenti soffrano pesantemente per una situazione di “totale” controllo del mercato da parte delle grandi catene; controllo che non si limita ai punti vendita ma a tutta la filiera, dall’editoria alla distribuzione sino alla vendita al dettaglio e on-line.

Ne parliamo con Claudio Aita, scrittore e libraio, nonché socio della Casa Editrice Nardini di Firenze.

“Siamo in una situazione in cui le piccole librerie indipendenti si trovano a combattere quotidianamente con problemi legati al mondo dell’editoria e della distribuzione – esordisce Claudio. Problemi come, ad esempio, la chiusura del conto che obbliga ad acquistare il libri da grossisti con condizioni molto risicate e con maggiori costi di gestione rispetto alle catene, soffocano l’attività dei piccoli librai. Senza considerare che quasi sempre non esiste la possibilità di pagamenti dilazionati e i libri si pagano in contrassegno o in contanti, anche se molto spesso sono libri che non si venderanno mai. È vero che esiste la possibilità di rendere l’invenduto, ma intanto i soldi sono stati anticipati e la libreria è stata costretta a un esborso di capitali”.

Quella evidenziata è, insomma, una situazione difficile dove le piccole librerie indipendenti vivono quotidianamente con una sorta di cappio al collo.

“Non è chiaro – continua Claudio - se siamo di fronte a una situazione voluta da parte dei gruppi dominanti che puntano a monopolizzare il controllo del mercato; è chiaro però che si prospetta una vera opera di desertificazione del territorio con sempre più librerie che soffrono o, addirittura chiudono (e la situazione non è dissimile per i piccoli editori)”.

La situazione che si registra in città non è molto dissimile da quanto succede nel resto del Paese e la realtà di Firenze è pari pari quella che si presenta a livello nazionale, a testimonianza che il problema è diffuso e generalizzato e che necessita di interventi profondi di revisione e organizzazione dell’intero settore librario.

“È impensabile – sottolinea Claudio - che una realtà come Firenze, da sempre considerata una capitale del libro, in pochi anni abbia visto chiudere gran parte dei punti vendita. Le grandi librerie rimaste sono legate a grandi gruppi editoriali (Mondadori, Feltrinelli, Giunti) con l'unica eccezione della ex Seeber, ora IBS+Libraccio, con la conseguenza che il mercato è caratterizzato da un’offerta in cui trovano massimo risalto i libri prodotti dagli editori proprietari dei punti vendita. Si registra, quindi, una situazione che sempre di più tende al monopolio e sempre di più opprime le librerie e l’editoria indipendenti”.

Tale fatto è ampiamente documentato: in un’inchiesta Confesercenti del 1989 a Firenze vennero recensite 98 librerie. Da allora, di queste, sono ben 56 quelle che hanno cessato l’attività!!

“Anche per gli editori non va meglio – continua Claudio. Anche in questo caso, Firenze, non molti anni fa era la capitale italiana del settore assieme a Milano. Da qualche anno, purtroppo, le poche realtà che ancora resistono con grandissima fatica, devono affrontare situazioni di difficoltà inenarrabile. La distribuzione nazionale, controllata in massima parte dagli stessi editori di cui sopra, assume sempre più un carattere di monopolio con regole e percentuali che sembrano fatte apposta per strangolare chi non è omologato a quanto deciso dalle grandi catene. Questo comporta, ovviamente, un impoverimento del mercato e dell’offerta culturale che vede i piccoli editori soccombere a una politica distributiva in mano a pochi soggetti”.

 

“A questo punto – conclude Claudio - non rimane che chiedersi cosa ci serba il futuro, visto che sul mercato è comparso da qualche tempo un soggetto forte e incontrollabile come Amazon. Resta da chiedersi, cosa succederà quando anche le grandi librerie inizieranno a sentire il “morso” di Amazon che avanza a passi da gigante conquistando sempre più fette di mercato. E cosa succederebbe, poi, se anche Amazon (come già succede negli USA) decidesse di aprire i suoi punti vendita?”

Sono dubbi e quesiti che richiedono urgentemente diversi livelli di risposta.

Una risposta politica, con norme definite in modo chiaro per evitare che vi siano situazioni di monopolio in grado di controllare e condizionare il mercato. Una revisione stringente della legge Levi sul modello francese, ad esempio, che prevede uno sconto massimo del 5% e non il 15% sul prezzo di copertina , come previsto in Italia.

Una risposta economica, con provvedimenti di sostegno alle piccole imprese del settore librario (il recente provvedimento sul credito d’imposta alle librerie è un primo, piccolo, passo in tale senso).

Una risposta commerciale da parte dei consumatori che, acquistando i libri presso le librerie indipendenti (magari dei piccoli editori), hanno la possibilità di contribuire a contrastare i grandi monopoli.

Perché se realmente vogliamo che le piccole librerie continuino a vivere e a esistere, l’unica arma è comprare i libri. L’acquisto di un libro non è mai neutro, ma ha conseguenze su tutta la filiera che sta dietro e, anche se può sembrare piccola cosa, può contribuire a modificare i rapporti di potere e a ripristinare corretti equilibri di mercato.

Angelo Mereu

11 luglio 2018
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