(Non più) ogni maledetta domenica ?

Noi non possiamo che auspicare, data l’importanza del tema per le nostre imprese, la massima convergenza possibile di forze politiche

Aperture domenica

Sul provvedimento di stop alle aperture domenicali e festive, tornato alla ribalta mediatica in questi ultimi giorni per le dichiarazioni,  alquanto lapidarie,  del Vicepremier Di Maio, risulteranno decisivi i prossimi giorni.

Proprio in settimana si riunirà a Roma la Commissione attività Produttive della Camera dei Deputati, che passerà in rassegna i diversi disegni di Legge in materia ( ce ne sono tre, con diversa partenità e naturalmente impostazione: Lega,Cinque Stelle, Pd),  e quindi avviare il conseguente iter legislativo.  

Noi non possiamo che auspicare, data l’importanza del tema per le nostre imprese, la massima convergenza possibile di forze politiche in Parlamento per un provvedimento che non si ponga come principale obbiettivo la chiusura indiscriminata delle attività in tutti i giorni festivi (sarebbe punitivo ed anacronistico), ma, più semplicemente, il ritorno alla programmazione antecedente la Deregulation Monti del 2011.

Salvaguardando naturalmente il complesso di deroghe allora esistenti per città turistiche e d’arte, ma anche delegando alla concertazione territoriale tra Comuni ed associazioni di categoria in tutte le altre realtà amministrative che non hanno tali caratteristiche e/o vocazione.

Su questo aspetto concreto ed assolutamente non ideologico, pensiamo debba tornare a mobilitarsi anche la nostra associazione di categoria, che finalmente potrà misurarsi, dopo un po’ di tempo, su un terreno “sindacale” che sta particolarmente a cuore ad una particolare tipologia di piccola impresa. 

Su questo aspetto, peraltro, non partiamo certo da zero: ricordiamo che proprio Confesercenti, assieme al mondo cattolico (Cei) e anche parte della cooperazione di consumo, ha portato avanti iniziative di grande sensibilizzazione sul tema, nell’ambito della campagna “Liberaladomenica”.

Allora eravamo tacciati come dei nostalgici dell’"Ancien Regime"  colpevolmente ignari delle “magnifiche sorti e progressive” che ci avrebbe riservato la deregulation selvaggia.

Ma il tempo è sempre galantuomo, e  7 anni dopo ci si accorge che l’apertura h24 delle attività  non ha inciso granchè su consumi, lavoro, crescita economica del Paese.

Si sono invece  danneggiate le piccole attività commercio e servizi ( molte delle quali costrette anche alla chiusura), allargando ancora di più la forbice della diseguglianza nel nostro paese.

Anche la solidità dei nuclei familiari ne e’ risultata compromessa, non sempre  riuscendo sindacati e contrattualistica del lavoro ad arginare il sovraccarico degli  orari.

Non sono usciti indenni da questi processi di cambiamento della rete distributiva nemmeno i centri storici ed urbani che hanno purtroppo  perso,in questi ultimi 7 anni,  parte del “loro”tessuto economico e commerciale, tanto che, in molti casi,  si è parlato di un  rischio concreto di  desertificazione per vaste aree del territorio.

Ecco perché,  pur dovendo fare attenzione a non buttare via il bambino con l’acqua sporca,  riteniamo indifferibile il superamento dell’attuale deregulation selvaggia.

Occorre un  nuovo quadro normativo capace di far registrare un diverso e sostenibile  equilibrio tra GDO e piccolo commercio.  

E per questo ci batteremo, senza prestare il fianco a chi, già 7 anni fa, faceva finta di non capire e che oggi vorrebbe lasciare tutto com’è.     

 

12 settembre 2018
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