Moda, dalle griffes 80’ alla nuova dittatura degli “influencers”

Aumento della spesa per abbigliamento e calzature

Moda

Secondo un sondaggio condotto da SWG Confesecenti, presentato a Roma durante il “Premio  Moda Fismo”, negli ultimi due anni il 67% degli italiani segnala un aumento della spesa per abbigliamento e calzature rispetto al periodo della crisi.

I consumatori che si orientano verso prodotti di qualità medio-alta ( 54%) superano per la prima volta dal 2013, seppure di poco, la quota di italiani che invece preferisce il low cost ( 42%).

Sembra in recupero anche l’appeal dei negozi di moda: il 30% degli intervistati segnala infatti di aver aumentato la frequenza con cui comprare nei negozi, una percentuale superiore anche all’on-line ( 20%) e outlet  (17%).

Le difficoltà però non sono ancora del tutto finite: oltre un italiano su quattro (il 27%) sostiene di tagliare i consumi di moda, e prevalentemente lo fa per ragioni economiche e di budget.

Segnali contradditori, ma prima di parlare di una prima inversione di tendenza, occorre un po’ di prudenza.

Negli ultimi 10 anni infatti, tutti i dati sembravano marciare nella stessa direzione: In calo la spesa per abbigliamento e prodotti alimentari, in rialzo (al netto degli incomprimibili costi per utenze, tasse, bollette, ecc) quella per viaggi, cura della persona, tecnologia, tempo libero, ristorazione.

Ora, se il dato relativo al calo del consumo di beni alimentari è in linea con quanto avviene in tutti i Paesi dell’area UE, ed è comunque riconducibile alle teorie microeconomiche dei beni primari e secondari, quello dell’abbigliamento è stato anche diretta conseguenza di un radicale cambiamento degli stili di vita.

Se, fino a pochi anni fa, il settore definiva, in larga misura, lo “status symbol”della persona, oggi il potere delle “griffes” sembra essere soppiantato, almeno parzialmente, da altri beni e servizi.

In altre parole, se una volta si esibiva la cravatta firmata e la calzatura “Made in italy” oggi si preferisce ostentare sui social il viaggio caraibico, la cena dallo chef stellato, lo smartphone di ultima generazione.

Poi, è vero, abbiamo anche la penetrazione dell’on-line e del Signor Bezos, ma questo è un fenomeno relativamente recente: il calo del settore è iniziato prima ed è in larga prevalenza riconducibile a fattori culturali e di costume summenzionati.

Cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi anni ?

Nessuno ha la sfera di cristallo ma che più preoccuparci del commercio elettronico, che a mio avviso è destinato a creare più “danni” a GDO e Outlet che al dettaglio abbigliamento, bisognerà guardare con attenzione alle nuove tendenze cool che, in piena rivoluzione digitale, hanno trovato nuovi influencers e modelli di riferimento.

In un mondo globale in cui tutti siamo continuamente iperconnessi saranno i contenuti Instagram di Chiara Ferragni o Kim Kardashian, piaccia o meno, a dettare i nostri comportamenti e di conseguenza i nuovi modelli di consumo.

Dovremo farcene una ragione, e soprattutto cominciare ad attrezzarci per comprendere al meglio questa rivoluzione copernicana.  

16 maggio 2018
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