Movida molesta. Cosa fare?

Nota di Santino Cannamela, Presidente Confesercenti Città di Firenze

Movida

In relazione al problema sollevato dalla chiusura decretata per lo Shot Cafè di via de Pucci, riteniamo utile sottolineare che la legalità e quindi il pieno rispetto della normativa vigente rappresenta il discrimine tra il buono esercente e il cattivo esercente.

 

Non ci possono essere dubbi sul fatto che se uno somministra  alcol a un minorenne, commette un reato e quindi va sanzionato anche duramente. - precisa il Presidente di Confesercenti Firenze Santino Cannamela - Come non ci possono essere dubbi sul fatto che il comportamento scorretto di uno non può incrinare la credibilità e l’affidabilità di tutti gli altri”.

 

Crediamo altresì che il problema vero non stia solo nel controllo della legalità, pietra miliare di qualsiasi convivenza civica e sociale, ma in quello più vasto di come fronteggiare comportamenti dannosi e molesti da parte di una fascia generazionale sempre più portata a sballarsi anziché a divertirsi. La Confesercenti ha sempre posto l’attenzione sulla necessità di coordinare le vari parti in campo (residenti, esercenti,  forze dell’ordine e pubblici amministratori) allo scopo di esercitare a pieno titolo ed efficienza il controllo territoriale, unico baluardo decisivo nel risolvere in modo positivo la situazione ambientale che a volte assume i contorni della insostenibilità.

 

Già nel 2012 con il Patto della Notte (adottato in via sperimentale dal Comune di Firenze) abbiamo proposto di costruire un rapporto virtuoso, responsabile e utile tra le parti in causa. - prosegue Cannamela - Per fronteggiare la ‘mala movida’ non possiamo affidarci solo ad ordinanze o sentenze giudiziarie. Il problema ha carattere di socialità e come tale va affrontato. Occorre infatti ‘fare sistema’, coinvolgere tutte le parti sociali e quelle amministrative in un unico progetto che recuperi le esperienze positive del passato e le faccia evolvere nell’unica direzione in grado di raggiungere efficacia nell’influenzare ed imporre dove necessario i comportamenti socialmente sostenibili. Quella di operare insieme per far sì che nel centro di Firenze la voglia di vivere e di divertirsi non possa essere mai scambiata con il sopruso del più forte e con il non rispetto dei diritti di tutti. Fare sistema è l’unica strada percorribile, come abbiamo già sperimentato in zone nevralgiche della città. L’alternativa è sotto gli occhi di tutti, e francamente io mi stupisco che qualcuno ancora oggi si stupisca di ciò che accade”.  

 

24 ottobre 2019
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